Il Mio Pellegrinaggio a Medjugorje

I pellegrinaggi sono viaggi dell’anima.
Viaggi attraverso cui il pellegrino – dal latino peregrinus, “straniero” – cerca di entrare in comunione con qualcosa a lui superiore e diventare un po’ meno “straniero” al grande mistero della fede e del divino.
Quando sono arrivato a Medjugorje per la prima volta mi è venuto in mente un passo del Vangelo di Matteo 11:7 dove Gesù, rivolgendosi alle folle che avevano seguito Giovanni Battista senza sapere perché, chiede : ”Che cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna sbattuta dal vento? “.
Così appare Medjugorje appena lasciata la cittadina piena di gente e di negozi di souvenir e imboccata la strada che porta al Podbdro.
Dopo pochi passi le case e i negozi scompaiono e ti trovi in un deserto di pietre appuntite.
Come d’impulso ti viene da pensare : “Ma cosa sono venuto a vedere qui? Sono venuto a vedere delle pietre?”.

Non hai ancora finito di formulare questo pensiero che accade qualcosa d’inaspettato.

Sulle nude pietre appuntite decine di pellegrini avanzano silenziosi, sussurrando una preghiera, con un rosario in mano o senza nulla.
Qualcuno è scalzo.
Qualcuno è troppo vecchio.
Qualcuno è troppo giovane.
Qualcuno è troppo straniero.
Senza rendertene conto hai varcato una porta invisibile.
Non sei più solo. Sei diventato “Uno” con gli altri “peregrini” che avanzano verso il Podbdro, verso la bianca immagine della Vergine.
La maggior parte dei pellegrini non hanno una guida.
Non ci sono “pastori”.
Non ci sono “maestri”.
Non ci sono “direttori d’orchestra” eppure ciascuno suona note della stessa sinfonia, senza averle mai imparate ma come se le conoscesse da sempre.
E ancora non è stato pronunciato nessun sermone, nessuna predica.
Ciò che non è stato udito dalle tue orecchie è invece stato percepito dal tuo cuore.

Ancora frastornato nel decifrare questa nuova sensazione ritorni a valle.
La chiesa di San Giacomo è stracolma di pellegrini a tutte le ore del giorno.
Funzioni religiose nelle varie lingue, croato, italiano, inglese, spagnolo, francese. 
Di nuovo la stessa sensazione di appartenenza ad un’unica comunità.

Arriva la sera e non stanco di queste nuove sensazioni accetti l’invito di un amico di andare alla Croce Blu.
Altri pellegrini, quattro o cinque, hanno avuto la stessa idea e si sono fatti accompagnare sul luogo da un taxi.
Il buio non ti fa scorgere nemmeno i loro volti. Non sai chi sono. Ma prima che tu te ne renda conto dalla tua bocca è uscita la frase :” Recitiamo un’Ave Maria” ?
Prendi per mano un perfetto sconosciuto e preghi.

Questo è stato ed è per me Medjugorje: abbandonare una dimensione ed entrare in un’altra.
Abbandonare il tuo “io” e sentirsi “Uno” con tutti gli altri nella Chiesa Universale.
La stessa condizione descritta nel Vangelo di Giovanni 17:20 
“Perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola”.

“Ut Unum Sint”

Mauro Silvano Rossi